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CASALE BIDOGNETTI CON VISTA SUL COLLE
IL CLAN DEI CASALESI FINANZIATO DA SVILUPPO ITALIA
di POMPEO INGRAVALLO del 12/10/2009 - 15:39
 
Leggete questo articolo: < “La Repubblica” di Napoli, 11 sett.2009> - “Un finanziamento pubblico al figlio del boss di Gomorra. Oltre 22 mila euro erogati nel settembre 2008 in base ai progetti sull'imprenditoria giovanile nel pieno della stagione del terrore scatenata dal clan camorristico dei Casalesi. Beneficiario, Gianluca Bidognetti, erede poco più che ventenne del padrino Francesco detto "Cicciotto". La pratica, esaminata dalla Procura, risulta perfettamente in regola: quando da Sviluppo Italia arriva il nulla osta per il contributo, il giovane è incensurato.

E d'altra parte, l'iter per accedere alle agevolazioni destinate ad attività di lavoro autonomo non richiede, a corredo della domanda, una certificazione antimafia, che invece è imposta per ottenere altri contributi, ad esempio quelli riservati alla costituzione di micro imprese, e per importi comunque su-periori.

Ma in quegli stessi giorni, il padre di Gianluca Bidognetti è al carcere duro già da un pezzo, la madre Anna Carrino, collabora con la giustizia da qualche mese. E proprio in quel periodo il clan dei Casalesi è sulle prime pagine dei giornali per la tambureggiante strategia del terrore scatenata dal gruppo ritenuto capeggiato da Giuseppe Setola.

Offensiva organizzata, secondo la Procura, con il consenso di Bidognetti senior e almeno in un'occasione anche con la partecipazione di Gianluca. Il quale, meno di due mesi dopo aver ricevuto il finanziamento destinato nelle sue intenzioni a un'attività commerciale nel centro di Casal di Principe, viene arrestato. Lo accusano di tentato omicidio per aver attirato nella trappola del commando guidato da Setola una cugina, ferita a colpi d'arma da fuoco con l'obiettivo di mandare un messaggio alla collaboratrice di giustizia Anna Carrino, zia della vittima dell'agguato ma soprattutto ex convivente di Bidognetti senior e madre di Gianluca.

E' proprio la Carrino a fare riferimento al finanziamento richiesto dal figlio rispondendo alle domande del pm Antonello Ardituro durante un processo in corso a Santa Maria Capua Vetere. La Procura si insospettisce e chiede alla Dia di fare indagini. Viene acquisita la documentazione presso Sviluppo Italia Campania, che gestisce in via esclusiva per conto di Invitalia, società interamente controllata dal ministero del Tesoro, l'accesso alle agevolazioni previste da un decreto del 2000. La domanda di Bidognetti junior risale al dicembre 2006, il contratto di finanziamento viene stipulato un anno dopo e a settembre 2008 arriva il nulla osta all'erogazione dei 22 mila euro. Carte a posto e finanziamento pronto. Mentre nelle strade di Gomorra deve arrivare l'esercito per bloccare la furia del clan.
Dario Del Porto”----->

Avete letto bene ? Dunque c’ è da notare  subito una anomalia. Vengono nominate le società pubbliche, che hanno erogato l’ incredibile finanziamento a Gianluca Bidognetti, figlio del boss “Cicciotto ‘mezzanotte”, che sono Sviluppo Italia, ed Invitalia sua controllante, entrambe del Tesoro. Viene taciuto però l’ oggetto della “impresa”. Non sarà un import-export da Kosovo-Albania ?
Magari di “materiali ferrosi” ? Con john lofran Perham, il gomorrista della NATO, come consocio nuovamente in libertà dopo essere stato arrestato a Kignano montelungo nel covo di Giuseppe Setola? Chissà. Ma soprattutto viene taciuto il nome dell’ Amministratore Delegato, di Invitalia controllante stessa. Insomma, quello che ha firmato lo chèque di ben 22.000 euro a Bidognetti jr.. Che oggi, a un anno dall’ incasso, è ancora in carcere.  Lasciando invece intendere che “venga dal Ministero”, ed è superfluo dire che si miri a qualche “Vice”, che dà tanto fastidio al partito-Repubblichino, e al suo pupillo in Campania, Italo Bocchino in Buontempo. Così tanto sponsorizzato dalle pennine De Benedettiane.
Ed invece <Invitalia-Sviluppo Italia> è società, sì controllata azionariamente dal Ministero, ma del tutto “autonoma”, dal punto di vista della politica industriale e ancor più della gestione. Come Italsider di una volta, o RAI o ENI. Ed alla sua testa c’ è un manager calabrese, Domenico Arcuri, finanziere elettissimo dalle grandi ambizioni. Egli fa parte della potente lobby “ItalianiEuropei”, di cui è fondatore emerito since 1999; quando nacque, sulla scia della trionfale “Conquista di Belgrado”. E, o almeno si credeva, pure di Telecom.
Uomo, lo Arcuri Mimmo, assai vicino a D’ Alema ed Amato, Prodi e Visco, che forse Tremonti il bi-partisan avrebbe fatto bene ad avvicendare: ma Tremonti, si sa è Presidente della gemella “Aspen”, che si vuole “italiani-amEuricani”. Dunque il Ministro onnipresente, dei governi di “destra”, è di quella stessa banda che vigila sul più rigido “statu quo”, soprattutto nelle nomine. Tutte di “sinistra”.
Last but not least: Domenico Arcuri, “calabrese e top-manager” (come diceva un comico a “Drive In”, ma allora solo per ridere, perché la Calabria non era ancora inondata di capitali come adesso), coniuge e socio di una nota giornalista economica, oggi scomparsa dai familiari schermo di RAITRE, per un contratto miliardario sulla concorrenza.
La bionda fanciulla rampolla dai lombi di un genus della Napoli-bene, che più anglo-crociana non si può. Con ospiti, nel suo salotto TV, illustri ed elevati. Che soprattutto è non tanto contigua, quanto addirittura sinonimo, la sua ottimale famiglia, di una gobba accidentata, poco più che un dosso, posto in Roma Eterna a infastidire la vista del colle Capitolino: un rilievo insignificante allo sguardo, ma che spesso si fa Monte Bianco, Everest, Annapurna, ad impedire  il panorama della Italia intera. Coi suoi altissimi edifici, tutti di costruzione inglese, since 1946.
Non però, a quanto pare, quella da “Casale Bidognetti”.
POMPEO INGRAVALLO