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EUROMA TRIONFA ALLA GUERRA DEL GAS
BOLSCEVISMO ANGLO-USAC, ATTACCO ALL' ENI
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COME FU INVENTATA LA CO2-WARMING
IL GAMBETTO TURCO DEL GAS IN MAR NERO
COMPLOTTO GIUDIZIARIO CONTRO ERDO'AN
APRITI SESAMO, E SESAMO APRI' I FORZIERI !
CEDERE TUTTO O RESISTERE SEMPRE?
FIAT CHRYSLER, E PAGHI PANTALONE ! (bis)
FIAT OPEL-CHRYSLER, E PAGHI PANTALONE !
POLONIA-D'ALEMA PUGNALATE FRA SATELLITI
"MAGISTRATI&PENTITI ASSOCIATI" s.p.a
ZIA GIULIETTA LA ZITELLA PRIVATIZZA SORELLA ACQUA
OBAMA:DISFATTA LETTORALE
ZIA GIULIETTA LA ZITELLA PRIVATIZZA SORELLA ACQUA
COLBERTISTA A PAROLE,MARX-LIBBBERISTA COI FATTI
di CHIARA ROTONDI del 09/11/2009 - 18:52
 

“Benedetto sii, Nostro signore, per Sorella Acqua…”. Già: ai tempi di San Francesco era un bene sicuramente assicurato a tutti, anche a chi morisse di fame… Bastava accostare le labbra a una sorgente. Roma Aeterna Augustea costruì gli acquedotti pubblici, perché ognuno avesse a farlo. Oggi Giulio Tremonti, detto “Il Colbertista” (=statalista), li vuole regalare a pochi predestinati, perché la trasformino in oro liquido, facendoci pagare in dollaroni sonanti ogni sorsetto.

Non gli basta di avere accumulato tesori e tesoretti finanziari, che ben si guarda dall’ investire nel ciclo economico, perché li riserva per il futuro “governissimo-riservatissimo” degli “issimi” suoi…..Ora si attacca al rubinetto, dopo averci supertassato pure la “canna del gas”, contro l’ accordo ENI-GAZPROM, sgradito ai fratellini…. E così, bipartisan quanto l’ Aspen, che è il nome americano della vipera, è giunta l’ attesissima decisione: “vaffanculo a San Francesco, Sorella Acqua è  d’ ora in poi, solo per pochi eletti.”

Come da DPEF triennale predisposto da “ ‘O colbertista”, il Parlamento ha varato normativa provvisoria per regalare a pochi l’ acqua di tutti, con entusiastica adesione della sinistra malthusiana. napoLibera lanciò l’ allarme oltre un anno fa, denunciando la tremontistica contraddizione tra “parole” in libbbertà (contro il “mercatismo”, che mai osò chiamare col suo vero nome: “liberalism”), e fatti cogenti da lui stesso sottoscritti. La decisione parlamentare di procedere sulla strada della privatizzazione dei servizi locali legati alla gestione, distribuzione, ecc dell'acqua è la conferma di una tendenza che in questi anni ha visto procedere insieme il centro-destra e una parte del centro sinistra. Si tratta di una scelta profondamente sbagliata, nettamente a favore delle imprese e del profitto e a danno dei cittadini e dei consumatori. Un fondamentale bene comune -fondamentale per la vita e la sopravvivenza di ciascuno di noi- viene sottoposto a logiche di mercato che -come dimostrato in questi anni- non garantiscono un migliore servizio e più accessibile a tutti, ma solo soldi per chi ne gestisce il business.

Qui non si tratta di rendere più o meno efficiente (ovviamente meglio che sia efficiente) un servizio per i cittadini, ma di garantire l'indisponibilità di un bene fondamentale -che deve essere universalmente e liberamente accessibile a tutti- ad una logica di profitto che in questi anni via via si è estesa ad una serie di beni (ad esempio quelli del welfare) che nel secondo dopo guerra, erano stati progressivamente sottratti alla dimensione del mercato a favore di quella pubblica e sociale. 
Nel centro-sinistra è paradossale che una parte dello schieramento si adegui a questo approccio, dopo avere nella scorsa legislatura tenuto una linea contraria alla privatizzazione dell'acqua. Nel centro-destra l'atteggiamento potrebbe essere considerato più prevedibile. 
E però bisogna ricordare -mettendole a confronto con la decisione del Senato sull'acqua- le "sparate" di Tremonti di questi ultimi mesi contro il mercatismo e le privatizzazioni: pura ipocrisia e demagogia. Si continua ad andare -invece- in quella stessa direzione. Il mercato applicato alla gestione dei servizi legati all'acqua è un mix di inconfessabili interessi economici e di falsi stereotipi economici sull' "efficienza del mercato". Si tratta di grandi interessi e di stupidi tic ideologici che in questi mesi hanno dimostrato tutta la loro fallacia. L'acqua è il simbolo di una totale mercificazione della società, e della vita, del soddisfacimento dei suoi bisogni primari. E questo non è accettabile.

Difendere l'acqua come bene comune è fondamentale per garantire un diritto inalienabile e vitale che per nessun motivo può sottostare ad una logica di mercato e di profitto. E' necessario che un più vasto numero di comuni -come già sta accadendo- dichiari l'acqua come bene comune e come diritto umano. 
Bene hanno fatto Vendola e la Regione Puglia a dichiarare la volontà di ripubblicizzare l'acquedotto pugliese. Non è affatto detto che una gestione pubblica dell'acqua sia più costosa e inefficiente. Anzi, anche in altri casi si è dimostrato il contrario: che la gestione privata (si pensi alle ferrovie in Gran Bretagna o all'elettricità in california) è più costosa per i cittadini (aumentano le tariffe) e crescono i fattori di inefficienza e di cattiva gestione. L'obiettivo dei privati -nonostante i "contratti di servizio"- non è far funzionare bene i servizi, ma trarne il maggior profitto possibile, anche a costo di diminuirne i costi con minori spese per il personale e meno manutenzione. E soprattutto, meno acqua per gli utenti, ma  aprezzi molto più alti: con la ovvia scusante di “effetto serra”  e penuria avanzante, asseverata quest’ ultima dalle inchieste in merito della carta piombata. Un mucchio di balle. L’ acqua è un bene comune, esistente in natura in abbondanza, almeno alle nostre latitudini. E non ha senso dire, come faceva quel truffatore di Fulco Pratesi, che per colpa della doccia mattutina, o addirittura il bidet dopo scopato, un sudanese morirà di sete, perché i  nostri acquedotti non arrivano laggiù, e non sottraggono acqua a nessuno, visto che gli invasi SONO STRACOLMI per la eccezionale piovosità di questo 2009.

Tipo “Occhetto e l’ Amazzonia”, vi ricordate la Conferenza di Rio de Janeiro ? O il protocollo di Kyoto ?

Talvolta una grave crisi economica ha dei risvolti positivi, se il neo-malthusianesimo venne così archiviato.

Differente è il discorso per l’ astuta zia Tremontina, la famosa Giulietta de’ Poteris Fortis: la serpigna  furbetta che fa il neo-statalista solo a parole, ma muore dalla voglia di consegnare i “tubi dell’ acqua” ai suoi confratelli della Aspen&Mont Pelerin Society…Perciò nel suo famoso DPEF triennale aveva messo come precondizione: assetare gli italiani, per inondare loro i fratellini, di un Diluvio Universale, di acqua da vendere al prezzo dell’ oro liquefatto.

Vade retro, zitella. Tu e la tua bella Calderola.

CHIARA ROTONDI

 

 

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DI CHIARA ROTONDI

“Benedetto sii, Nostro signore, per Sorella Acqua…”. Già: ai tempi di san Francesco era un bene sicuramente assicurato a tutti, anche a chi morisse di fame… Bastava accostare le labbra a una sorgente. Roma Aeterna Augustea costruì gli acquedotti pubblici, perché ognuno avesse a farlo. Oggi Giulio Tremonti, detto “Il Colbertista” (=statalista), li vuole regalare a pochi predestinati, perché la trasformino in oro liquido, facendoci pagare in dollaroni sonanti ogni sorsetto.

Non gli basta di avere accumulato tesori e tesoretti finanziari, che ben si guarda dall’ investire nel ciclo economico, perché li riserva per il futuro “governissimo-riservatissimo” degli “issimi” suoi…..Ora si attacca al rubinetto, dopo averci supertassato pure la “canna del gas”, contro l’ accordo ENI-GAZPROM, sgradito ai fratellini…. E così, bipartisan quanto l’ Aspen, che è il nome americano della vipera, è giunta l’ attesissima decisione: “vaffanculo a San Francesco, Sorella Acqua è  d’ ora in poi, solo per pochi eletti.”

Come da DPEF triennale predisposto da “ ‘O colbertista”, il Parlamento ha varato normativa provvisoria per regalare a pochi l’ acqua di tutti, con entusiastica adesione della sinistra malthusiana. napoLibera lanciò l’ allarme oltre un anno fa, denunciando la tremontistica contraddizione tra “parole” in libbbertà (contro il “mercatismo”, che mai osò chiamare col suo vero nome: “liberalism”), e fatti cogenti da lui stesso sottoscritti. La decisione parlamentare di procedere sulla strada della privatizzazione dei servizi locali legati alla gestione, distribuzione, ecc dell'acqua è la conferma di una tendenza che in questi anni ha visto procedere insieme il centro-destra e una parte del centro sinistra. Si tratta di una scelta profondamente sbagliata, nettamente a favore delle imprese e del profitto e a danno dei cittadini e dei consumatori. Un fondamentale bene comune -fondamentale per la vita e la sopravvivenza di ciascuno di noi- viene sottoposto a logiche di mercato che -come dimostrato in questi anni- non garantiscono un migliore servizio e più accessibile a tutti, ma solo soldi per chi ne gestisce il business.

Qui non si tratta di rendere più o meno efficiente (ovviamente meglio che sia efficiente) un servizio per i cittadini, ma di garantire l'indisponibilità di un bene fondamentale -che deve essere universalmente e liberamente accessibile a tutti- ad una logica di profitto che in questi anni via via si è estesa ad una serie di beni (ad esempio quelli del welfare) che nel secondo dopo guerra, erano stati progressivamente sottratti alla dimensione del mercato a favore di quella pubblica e sociale. 
Nel centro-sinistra è paradossale che una parte dello schieramento si adegui a questo approccio, dopo avere nella scorsa legislatura tenuto una linea contraria alla privatizzazione dell'acqua. Nel centro-destra l'atteggiamento potrebbe essere considerato più prevedibile. 
E però bisogna ricordare -mettendole a confronto con la decisione del Senato sull'acqua- le "sparate" di Tremonti di questi ultimi mesi contro il mercatismo e le privatizzazioni: pura ipocrisia e demagogia. Si continua ad andare -invece- in quella stessa direzione. Il mercato applicato alla gestione dei servizi legati all'acqua è un mix di inconfessabili interessi economici e di falsi stereotipi economici sull' "efficienza del mercato". Si tratta di grandi interessi e di stupidi tic ideologici che in questi mesi hanno dimostrato tutta la loro fallacia. L'acqua è il simbolo di una totale mercificazione della società, e della vita, del soddisfacimento dei suoi bisogni primari. E questo non è accettabile.

Difendere l'acqua come bene comune è fondamentale per garantire un diritto inalienabile e vitale che per nessun motivo può sottostare ad una logica di mercato e di profitto. E' necessario che un più vasto numero di comuni -come già sta accadendo- dichiari l'acqua come bene comune e come diritto umano. 
Bene hanno fatto Vendola e la Regione Puglia a dichiarare la volontà di ripubblicizzare l'acquedotto pugliese. Non è affatto detto che una gestione pubblica dell'acqua sia più costosa e inefficiente. Anzi, anche in altri casi si è dimostrato il contrario: che la gestione privata (si pensi alle ferrovie in Gran Bretagna o all'elettricità in california) è più costosa per i cittadini (aumentano le tariffe) e crescono i fattori di inefficienza e di cattiva gestione. L'obiettivo dei privati -nonostante i "contratti di servizio"- non è far funzionare bene i servizi, ma trarne il maggior profitto possibile, anche a costo di diminuirne i costi con minori spese per il personale e meno manutenzione. E soprattutto, meno acqua per gli utenti, ma  aprezzi molto più alti: con la ovvia scusante di “effetto serra”  e penuria avanzante, asseverata quest’ ultima dalle inchieste in merito della carta piombata. Un mucchio di balle. L’ acqua è un bene comune, esistente in natura in abbondanza, almeno alle nostre latitudini. E non ha senso dire, come faceva quel truffatore di Fulco Pratesi, che per colpa della doccia mattutina, o addirittura il bidet dopo scopato, un sudanese morirà di sete, perché i  nostri acquedotti non arrivano laggiù, e non sottraggono acqua a nessuno, visto che gli invasi SONO STRACOLMI per la eccezionale piovosità di questo 2009.

Tipo “Occhetto e l’ Amazzonia”, vi ricordate la Conferenza di Rio de Janeiro ? O il protocollo di Kyoto ?

Talvolta una grave crisi economica ha dei risvolti positivi, se il neo-malthusianesimo venne così archiviato.

Differente è il discorso per l’ astuta zia Tremontina, la famosa Giulietta de’ Poteris Fortis: la serpigna  furbetta che fa il neo-statalista solo a parole, ma muore dalla voglia di consegnare i “tubi dell’ acqua” ai suoi confratelli della Aspen&Mont Pelerin Society…Perciò nel suo famoso DPEF triennale aveva messo come precondizione: assetare gli italiani, per inondare loro i fratellini, di un Diluvio Universale, di acqua da vendere al prezzo dell’ oro liquefatto.

Vade retro, zitella. Tu e la tua bella Calderola.

CHIARA ROTONDI

 

 

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DI CHIARA ROTONDI

“Benedetto sii, Nostro signore, per Sorella Acqua…”. Già: ai tempi di san Francesco era un bene sicuramente assicurato a tutti, anche a chi morisse di fame… Bastava accostare le labbra a una sorgente. Roma Aeterna Augustea costruì gli acquedotti pubblici, perché ognuno avesse a farlo. Oggi Giulio Tremonti, detto “Il Colbertista” (=statalista), li vuole regalare a pochi predestinati, perché la trasformino in oro liquido, facendoci pagare in dollaroni sonanti ogni sorsetto.

Non gli basta di avere accumulato tesori e tesoretti finanziari, che ben si guarda dall’ investire nel ciclo economico, perché li riserva per il futuro “governissimo-riservatissimo” degli “issimi” suoi…..Ora si attacca al rubinetto, dopo averci supertassato pure la “canna del gas”, contro l’ accordo ENI-GAZPROM, sgradito ai fratellini…. E così, bipartisan quanto l’ Aspen, che è il nome americano della vipera, è giunta l’ attesissima decisione: “vaffanculo a San Francesco, Sorella Acqua è  d’ ora in poi, solo per pochi eletti.”

Come da DPEF triennale predisposto da “ ‘O colbertista”, il Parlamento ha varato normativa provvisoria per regalare a pochi l’ acqua di tutti, con entusiastica adesione della sinistra malthusiana. napoLibera lanciò l’ allarme oltre un anno fa, denunciando la tremontistica contraddizione tra “parole” in libbbertà (contro il “mercatismo”, che mai osò chiamare col suo vero nome: “liberalism”), e fatti cogenti da lui stesso sottoscritti. La decisione parlamentare di procedere sulla strada della privatizzazione dei servizi locali legati alla gestione, distribuzione, ecc dell'acqua è la conferma di una tendenza che in questi anni ha visto procedere insieme il centro-destra e una parte del centro sinistra. Si tratta di una scelta profondamente sbagliata, nettamente a favore delle imprese e del profitto e a danno dei cittadini e dei consumatori. Un fondamentale bene comune -fondamentale per la vita e la sopravvivenza di ciascuno di noi- viene sottoposto a logiche di mercato che -come dimostrato in questi anni- non garantiscono un migliore servizio e più accessibile a tutti, ma solo soldi per chi ne gestisce il business.

Qui non si tratta di rendere più o meno efficiente (ovviamente meglio che sia efficiente) un servizio per i cittadini, ma di garantire l'indisponibilità di un bene fondamentale -che deve essere universalmente e liberamente accessibile a tutti- ad una logica di profitto che in questi anni via via si è estesa ad una serie di beni (ad esempio quelli del welfare) che nel secondo dopo guerra, erano stati progressivamente sottratti alla dimensione del mercato a favore di quella pubblica e sociale. 
Nel centro-sinistra è paradossale che una parte dello schieramento si adegui a questo approccio, dopo avere nella scorsa legislatura tenuto una linea contraria alla privatizzazione dell'acqua. Nel centro-destra l'atteggiamento potrebbe essere considerato più prevedibile. 
E però bisogna ricordare -mettendole a confronto con la decisione del Senato sull'acqua- le "sparate" di Tremonti di questi ultimi mesi contro il mercatismo e le privatizzazioni: pura ipocrisia e demagogia. Si continua ad andare -invece- in quella stessa direzione. Il mercato applicato alla gestione dei servizi legati all'acqua è un mix di inconfessabili interessi economici e di falsi stereotipi economici sull' "efficienza del mercato". Si tratta di grandi interessi e di stupidi tic ideologici che in questi mesi hanno dimostrato tutta la loro fallacia. L'acqua è il simbolo di una totale mercificazione della società, e della vita, del soddisfacimento dei suoi bisogni primari. E questo non è accettabile.

Difendere l'acqua come bene comune è fondamentale per garantire un diritto inalienabile e vitale che per nessun motivo può sottostare ad una logica di mercato e di profitto. E' necessario che un più vasto numero di comuni -come già sta accadendo- dichiari l'acqua come bene comune e come diritto umano. 
Bene hanno fatto Vendola e la Regione Puglia a dichiarare la volontà di ripubblicizzare l'acquedotto pugliese. Non è affatto detto che una gestione pubblica dell'acqua sia più costosa e inefficiente. Anzi, anche in altri casi si è dimostrato il contrario: che la gestione privata (si pensi alle ferrovie in Gran Bretagna o all'elettricità in california) è più costosa per i cittadini (aumentano le tariffe) e crescono i fattori di inefficienza e di cattiva gestione. L'obiettivo dei privati -nonostante i "contratti di servizio"- non è far funzionare bene i servizi, ma trarne il maggior profitto possibile, anche a costo di diminuirne i costi con minori spese per il personale e meno manutenzione. E soprattutto, meno acqua per gli utenti, ma  aprezzi molto più alti: con la ovvia scusante di “effetto serra”  e penuria avanzante, asseverata quest’ ultima dalle inchieste in merito della carta piombata. Un mucchio di balle. L’ acqua è un bene comune, esistente in natura in abbondanza, almeno alle nostre latitudini. E non ha senso dire, come faceva quel truffatore di Fulco Pratesi, che per colpa della doccia mattutina, o addirittura il bidet dopo scopato, un sudanese morirà di sete, perché i  nostri acquedotti non arrivano laggiù, e non sottraggono acqua a nessuno, visto che gli invasi SONO STRACOLMI per la eccezionale piovosità di questo 2009.

Tipo “Occhetto e l’ Amazzonia”, vi ricordate la Conferenza di Rio de Janeiro ? O il protocollo di Kyoto ?

Talvolta una grave crisi economica ha dei risvolti positivi, se il neo-malthusianesimo venne così archiviato.

Differente è il discorso per l’ astuta zia Tremontina, la famosa Giulietta de’ Poteris Fortis: la serpigna  furbetta che fa il neo-statalista solo a parole, ma muore dalla voglia di consegnare i “tubi dell’ acqua” ai suoi confratelli della Aspen&Mont Pelerin Society…Perciò nel suo famoso DPEF triennale aveva messo come precondizione: assetare gli italiani, per inondare loro i fratellini, di un Diluvio Universale, di acqua da vendere al prezzo dell’ oro liquefatto.

Vade retro, zitella. Tu e la tua bella Calderola.

CHIARA ROTONDI

 

 

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DI CHIARA ROTONDI

“Benedetto sii, Nostro signore, per Sorella Acqua…”. Già: ai tempi di san Francesco era un bene sicuramente assicurato a tutti, anche a chi morisse di fame… Bastava accostare le labbra a una sorgente. Roma Aeterna Augustea costruì gli acquedotti pubblici, perché ognuno avesse a farlo. Oggi Giulio Tremonti, detto “Il Colbertista” (=statalista), li vuole regalare a pochi predestinati, perché la trasformino in oro liquido, facendoci pagare in dollaroni sonanti ogni sorsetto.

Non gli basta di avere accumulato tesori e tesoretti finanziari, che ben si guarda dall’ investire nel ciclo economico, perché li riserva per il futuro “governissimo-riservatissimo” degli “issimi” suoi…..Ora si attacca al rubinetto, dopo averci supertassato pure la “canna del gas”, contro l’ accordo ENI-GAZPROM, sgradito ai fratellini…. E così, bipartisan quanto l’ Aspen, che è il nome americano della vipera, è giunta l’ attesissima decisione: “vaffanculo a San Francesco, Sorella Acqua è  d’ ora in poi, solo per pochi eletti.”

Come da DPEF triennale predisposto da “ ‘O colbertista”, il Parlamento ha varato normativa provvisoria per regalare a pochi l’ acqua di tutti, con entusiastica adesione della sinistra malthusiana. napoLibera lanciò l’ allarme oltre un anno fa, denunciando la tremontistica contraddizione tra “parole” in libbbertà (contro il “mercatismo”, che mai osò chiamare col suo vero nome: “liberalism”), e fatti cogenti da lui stesso sottoscritti. La decisione parlamentare di procedere sulla strada della privatizzazione dei servizi locali legati alla gestione, distribuzione, ecc dell'acqua è la conferma di una tendenza che in questi anni ha visto procedere insieme il centro-destra e una parte del centro sinistra. Si tratta di una scelta profondamente sbagliata, nettamente a favore delle imprese e del profitto e a danno dei cittadini e dei consumatori. Un fondamentale bene comune -fondamentale per la vita e la sopravvivenza di ciascuno di noi- viene sottoposto a logiche di mercato che -come dimostrato in questi anni- non garantiscono un migliore servizio e più accessibile a tutti, ma solo soldi per chi ne gestisce il business.

Qui non si tratta di rendere più o meno efficiente (ovviamente meglio che sia efficiente) un servizio per i cittadini, ma di garantire l'indisponibilità di un bene fondamentale -che deve essere universalmente e liberamente accessibile a tutti- ad una logica di profitto che in questi anni via via si è estesa ad una serie di beni (ad esempio quelli del welfare) che nel secondo dopo guerra, erano stati progressivamente sottratti alla dimensione del mercato a favore di quella pubblica e sociale. 
Nel centro-sinistra è paradossale che una parte dello schieramento si adegui a questo approccio, dopo avere nella scorsa legislatura tenuto una linea contraria alla privatizzazione dell'acqua. Nel centro-destra l'atteggiamento potrebbe essere considerato più prevedibile. 
E però bisogna ricordare -mettendole a confronto con la decisione del Senato sull'acqua- le "sparate" di Tremonti di questi ultimi mesi contro il mercatismo e le privatizzazioni: pura ipocrisia e demagogia. Si continua ad andare -invece- in quella stessa direzione. Il mercato applicato alla gestione dei servizi legati all'acqua è un mix di inconfessabili interessi economici e di falsi stereotipi economici sull' "efficienza del mercato". Si tratta di grandi interessi e di stupidi tic ideologici che in questi mesi hanno dimostrato tutta la loro fallacia. L'acqua è il simbolo di una totale mercificazione della società, e della vita, del soddisfacimento dei suoi bisogni primari. E questo non è accettabile.

Difendere l'acqua come bene comune è fondamentale per garantire un diritto inalienabile e vitale che per nessun motivo può sottostare ad una logica di mercato e di profitto. E' necessario che un più vasto numero di comuni -come già sta accadendo- dichiari l'acqua come bene comune e come diritto umano. 
Bene hanno fatto Vendola e la Regione Puglia a dichiarare la volontà di ripubblicizzare l'acquedotto pugliese. Non è affatto detto che una gestione pubblica dell'acqua sia più costosa e inefficiente. Anzi, anche in altri casi si è dimostrato il contrario: che la gestione privata (si pensi alle ferrovie in Gran Bretagna o all'elettricità in california) è più costosa per i cittadini (aumentano le tariffe) e crescono i fattori di inefficienza e di cattiva gestione. L'obiettivo dei privati -nonostante i "contratti di servizio"- non è far funzionare bene i servizi, ma trarne il maggior profitto possibile, anche a costo di diminuirne i costi con minori spese per il personale e meno manutenzione. E soprattutto, meno acqua per gli utenti, ma  aprezzi molto più alti: con la ovvia scusante di “effetto serra”  e penuria avanzante, asseverata quest’ ultima dalle inchieste in merito della carta piombata. Un mucchio di balle. L’ acqua è un bene comune, esistente in natura in abbondanza, almeno alle nostre latitudini. E non ha senso dire, come faceva quel truffatore di Fulco Pratesi, che per colpa della doccia mattutina, o addirittura il bidet dopo scopato, un sudanese morirà di sete, perché i  nostri acquedotti non arrivano laggiù, e non sottraggono acqua a nessuno, visto che gli invasi SONO STRACOLMI per la eccezionale piovosità di questo 2009.

Tipo “Occhetto e l’ Amazzonia”, vi ricordate la Conferenza di Rio de Janeiro ? O il protocollo di Kyoto ?

Talvolta una grave crisi economica ha dei risvolti positivi, se il neo-malthusianesimo venne così archiviato.

Differente è il discorso per l’ astuta zia Tremontina, la famosa Giulietta de’ Poteris Fortis: la serpigna  furbetta che fa il neo-statalista solo a parole, ma muore dalla voglia di consegnare i “tubi dell’ acqua” ai suoi confratelli della Aspen&Mont Pelerin Society…Perciò nel suo famoso DPEF triennale aveva messo come precondizione: assetare gli italiani, per inondare loro i fratellini, di un Diluvio Universale, di acqua da vendere al prezzo dell’ oro liquefatto.

Vade retro, zitella. Tu e la tua bella Calderola.

CHIARA ROTONDI

 

 

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DI CHIARA ROTONDI

“Benedetto sii, Nostro signore, per Sorella Acqua…”. Già: ai tempi di san Francesco era un bene sicuramente assicurato a tutti, anche a chi morisse di fame… Bastava accostare le labbra a una sorgente. Roma Aeterna Augustea costruì gli acquedotti pubblici, perché ognuno avesse a farlo. Oggi Giulio Tremonti, detto “Il Colbertista” (=statalista), li vuole regalare a pochi predestinati, perché la trasformino in oro liquido, facendoci pagare in dollaroni sonanti ogni sorsetto.

Non gli basta di avere accumulato tesori e tesoretti finanziari, che ben si guarda dall’ investire nel ciclo economico, perché li riserva per il futuro “governissimo-riservatissimo” degli “issimi” suoi…..Ora si attacca al rubinetto, dopo averci supertassato pure la “canna del gas”, contro l’ accordo ENI-GAZPROM, sgradito ai fratellini…. E così, bipartisan quanto l’ Aspen, che è il nome americano della vipera, è giunta l’ attesissima decisione: “vaffanculo a San Francesco, Sorella Acqua è  d’ ora in poi, solo per pochi eletti.”

Come da DPEF triennale predisposto da “ ‘O colbertista”, il Parlamento ha varato normativa provvisoria per regalare a pochi l’ acqua di tutti, con entusiastica adesione della sinistra malthusiana. napoLibera lanciò l’ allarme oltre un anno fa, denunciando la tremontistica contraddizione tra “parole” in libbbertà (contro il “mercatismo”, che mai osò chiamare col suo vero nome: “liberalism”), e fatti cogenti da lui stesso sottoscritti. La decisione parlamentare di procedere sulla strada della privatizzazione dei servizi locali legati alla gestione, distribuzione, ecc dell'acqua è la conferma di una tendenza che in questi anni ha visto procedere insieme il centro-destra e una parte del centro sinistra. Si tratta di una scelta profondamente sbagliata, nettamente a favore delle imprese e del profitto e a danno dei cittadini e dei consumatori. Un fondamentale bene comune -fondamentale per la vita e la sopravvivenza di ciascuno di noi- viene sottoposto a logiche di mercato che -come dimostrato in questi anni- non garantiscono un migliore servizio e più accessibile a tutti, ma solo soldi per chi ne gestisce il business.

Qui non si tratta di rendere più o meno efficiente (ovviamente meglio che sia efficiente) un servizio per i cittadini, ma di garantire l'indisponibilità di un bene fondamentale -che deve essere universalmente e liberamente accessibile a tutti- ad una logica di profitto che in questi anni via via si è estesa ad una serie di beni (ad esempio quelli del welfare) che nel secondo dopo guerra, erano stati progressivamente sottratti alla dimensione del mercato a favore di quella pubblica e sociale. 
Nel centro-sinistra è paradossale che una parte dello schieramento si adegui a questo approccio, dopo avere nella scorsa legislatura tenuto una linea contraria alla privatizzazione dell'acqua. Nel centro-destra l'atteggiamento potrebbe essere considerato più prevedibile. 
E però bisogna ricordare -mettendole a confronto con la decisione del Senato sull'acqua- le "sparate" di Tremonti di questi ultimi mesi contro il mercatismo e le privatizzazioni: pura ipocrisia e demagogia. Si continua ad andare -invece- in quella stessa direzione. Il mercato applicato alla gestione dei servizi legati all'acqua è un mix di inconfessabili interessi economici e di falsi stereotipi economici sull' "efficienza del mercato". Si tratta di grandi interessi e di stupidi tic ideologici che in questi mesi hanno dimostrato tutta la loro fallacia. L'acqua è il simbolo di una totale mercificazione della società, e della vita, del soddisfacimento dei suoi bisogni primari. E questo non è accettabile.

Difendere l'acqua come bene comune è fondamentale per garantire un diritto inalienabile e vitale che per nessun motivo può sottostare ad una logica di mercato e di profitto. E' necessario che un più vasto numero di comuni -come già sta accadendo- dichiari l'acqua come bene comune e come diritto umano. 
Bene hanno fatto Vendola e la Regione Puglia a dichiarare la volontà di ripubblicizzare l'acquedotto pugliese. Non è affatto detto che una gestione pubblica dell'acqua sia più costosa e inefficiente. Anzi, anche in altri casi si è dimostrato il contrario: che la gestione privata (si pensi alle ferrovie in Gran Bretagna o all'elettricità in california) è più costosa per i cittadini (aumentano le tariffe) e crescono i fattori di inefficienza e di cattiva gestione. L'obiettivo dei privati -nonostante i "contratti di servizio"- non è far funzionare bene i servizi, ma trarne il maggior profitto possibile, anche a costo di diminuirne i costi con minori spese per il personale e meno manutenzione. E soprattutto, meno acqua per gli utenti, ma  aprezzi molto più alti: con la ovvia scusante di “effetto serra”  e penuria avanzante, asseverata quest’ ultima dalle inchieste in merito della carta piombata. Un mucchio di balle. L’ acqua è un bene comune, esistente in natura in abbondanza, almeno alle nostre latitudini. E non ha senso dire, come faceva quel truffatore di Fulco Pratesi, che per colpa della doccia mattutina, o addirittura il bidet dopo scopato, un sudanese morirà di sete, perché i  nostri acquedotti non arrivano laggiù, e non sottraggono acqua a nessuno, visto che gli invasi SONO STRACOLMI per la eccezionale piovosità di questo 2009.

Tipo “Occhetto e l’ Amazzonia”, vi ricordate la Conferenza di Rio de Janeiro ? O il protocollo di Kyoto ?

Talvolta una grave crisi economica ha dei risvolti positivi, se il neo-malthusianesimo venne così archiviato.

Differente è il discorso per l’ astuta zia Tremontina, la famosa Giulietta de’ Poteris Fortis: la serpigna  furbetta che fa il neo-statalista solo a parole, ma muore dalla voglia di consegnare i “tubi dell’ acqua” ai suoi confratelli della Aspen&Mont Pelerin Society…Perciò nel suo famoso DPEF triennale aveva messo come precondizione: assetare gli italiani, per inondare loro i fratellini, di un Diluvio Universale, di acqua da vendere al prezzo dell’ oro liquefatto.

Vade retro, zitella. Tu e la tua bella Calderola.

CHIARA ROTONDI