LUPARA GIUDIZIARIA X COSENTINO: CONCORSO "ESTERNO"
di ALFONSO PISCITELLI (IL VELINO) del 10/11/2009 - 17:49
Duecento è il numero che vorremmo oggi si ricordasse. Non è mai stato pronunciato nella trasmissione di Michele Santoro giovedì scorso. Non lo ha ricordato Travaglio. E neppure Bocchino. Eppure duecento è il numero chiave. È il numero dei latitanti, boss, affiliati che sotto il governo Berlusconi sono stati catturati in Sicilia, Puglia, Calabria, Campania… Ricordiamolo: duecento. Ovviamente è solo una cifra simbolica: nella realtà, il numero degli affiliati ai clan mafiosi e camorristici catturati in pochi mesi per effetto della incisiva azione di lotta alla grande criminalità intrapresa dal governo supera quella soglia simbolica. E sta ora ai giudici distinguere i casi: esaminare con scrupolo le posizioni di ciascuno. Assicurare a pena duratura i criminali effettivi, avvalendosi anche di quelle sanzioni inasprite previste dal pacchetto di legge sicurezza varato dal governo Berlusconi. I clan non sono contenti di una azione così efficace e ad ampio raggio che combina le indagini sul campo e gli arresti con un inasprimento del carcere duro per i boss e incentivi alle confische dei beni patrimoniali dei mafiosi.
In Campania la lotta alla grande criminalità si è combinata con lo scioglimento del nodo più stringente che collegava corruzione politica, inefficienza gestionale, criminalità organizzata. Il nodo dell’immondizia. L’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra ad opera di Silvio Berlusconi segna una tappa storica di riscatto della società civile meridionale nei confronti del malaffare politico-camorristico. Saviano è un bravo autore. È un valido osservatore della realtà dei quartieri napoletani. Se non fosse tale la casa editrice di Marina e Silvio Berlusconi non avrebbe pubblicato e lanciato al successo internazionale il suo libro “Gomorra”. Il merito principale del libro pubblicato dalla casa editrice berlusconiana è quello di descrivere la “vita quotidiana della camorra”: i suoi costumi, i suoi tic, i suoi status sociali. Da Saviano però ci saremmo aspettati un maggior impegno e un maggior coraggio ideologico nel denunciare il trait d’union tra malavita organizzata e la malapolitica che da anni domina la Campania del governatorato bassoliniano. Immondizia, sprechi babilonesi, corsi di formazione per eterni disoccupati: intorno a questi punti programmatici si sviluppa la colossale convergenza di interessi tra la classe politica del governatorato campano e la criminalità organizzata. Questa convergenza è così forte che a volte anche il centro-destra in alcuni suoi tronconi è apparsa accondiscendente, o comunque inefficace nel reagire. Ma per fortuna c’è anche chi reagisce. Berlusconi ha sgominato l’affair dell’immondizia: l’apertura del primo efficiente termovalorizzatore segna la fine dell’epoca delle discariche, che tanto piacevano alla camorra. Grazie ai più stretti collaboratori di Berlusconi, Nicola Cosentino in primis, l’opposizione al governatorato bassoliniano è giunta al suo giorno della riscossa: è giunta al punto in cui grazie al consenso popolare diventa possibile ribaltare quel colossale sistema di interessi leciti ed illeciti che ruota intorno al governatorato bassoliniano, al suo eterno, bulgaro ceto politico di centro-sinistra. Ma torniamo ai duecento. E poniamoci una domanda: quanti pentiti ci sono voluti per mettere le manette ai polsi dei duecento affiliati? Quante intercettazioni sono servite? Mentre certi giudici-gagà, usciti da una cartolina della piazzetta di Capri, seguivano la pista del gossip e della giustizia-avanspettacolo (caso Corona, caso Vittorio Emanuele…) le forze dell’ordine continuavano a fare il loro dovere seguendo le modalità di una più efficace azione investigativa. In un paese serio i pentiti non verrebbero considerati bocca della verità. Nell’assoluta segretezza si raccoglierebbero le loro indicazioni e solo dopo aver trovato prove effettive, riscontri reali, le si renderebbe pubbliche. Ci sono stati pentiti che hanno accusato Falcone, che hanno azzannato Borsellino, che hanno terminato Tortora. Oggi stranamente i pentiti tacciono sulla colossale convergenza tra malapolitica e malavita nel governatorato bassoliniano e invece attaccano l’esponente di un governo che in pochi mesi ha catturato duecento latitanti, e ha mandato garbatamente a casa le folle telecomandate dalla camorra che manifestavano contro la soluzione logica al problema spazzatura. “Concorso esterno in associazione camorristica” è l’imputazione. Certo. “Il concorso interno” più si addice a quell’iscritto del PD che ha ammazzato un altro dirigente del PD nelle famose primarie camorriste di Castellamare di Stabia… Se Nicola Cosentino voleva più efficacemente “concorrere” in esterno invece di concorrere ad una candidatura che lo espone e non gli offre alcuno schermo avrebbe potuto scegliere forme più efficaci. Rimanere al tesoro ad esempio. O ancora di più: coltivare negli anni scorsa un tipo di politica più accomodante col blocco di potere del governatorato bassoliniano. Sai quanti affari… Sai quanta immondizia buttata sotto i tappeti dei giornalisti-domestici de L’Espresso e di Repubblica. E non fa niente se il centro-destra – forza di opposizione civile alla immonda corruzione della malavita politica nel governatorato bassoliniano – sarebbe fermo in Campania al 25-30%. E anche alla redazione de “Il Roma” non avrebbero avuto nulla da dire. A quelle percentuali sono abituati.Quando a Bassolino era sfidante Bocchino il Repubblichino: e non di Salò, ma di Largo Fichetti in De Benedetti, che si li è tutti adottati.
Duecento è il numero che vorremmo oggi si ricordasse. Non è mai stato pronunciato nella trasmissione di Michele Santoro giovedì scorso. Non lo ha ricordato Travaglio. E neppure Bocchino. Eppure duecento è il numero chiave. È il numero dei latitanti, boss, affiliati che sotto il governo Berlusconi sono stati catturati in Sicilia, Puglia, Calabria, Campania… Ricordiamolo: duecento. Ovviamente è solo una cifra simbolica: nella realtà, il numero degli affiliati ai clan mafiosi e camorristici catturati in pochi mesi per effetto della incisiva azione di lotta alla grande criminalità intrapresa dal governo supera quella soglia simbolica. E sta ora ai giudici distinguere i casi: esaminare con scrupolo le posizioni di ciascuno. Assicurare a pena duratura i criminali effettivi, avvalendosi anche di quelle sanzioni inasprite previste dal pacchetto di legge sicurezza varato dal governo Berlusconi. I clan non sono contenti di una azione così efficace e ad ampio raggio che combina le indagini sul campo e gli arresti con un inasprimento del carcere duro per i boss e incentivi alle confische dei beni patrimoniali dei mafiosi.
In Campania la lotta alla grande criminalità si è combinata con lo scioglimento del nodo più stringente che collegava corruzione politica, inefficienza gestionale, criminalità organizzata. Il nodo dell’immondizia. L’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra ad opera di Silvio Berlusconi segna una tappa storica di riscatto della società civile meridionale nei confronti del malaffare politico-camorristico. Saviano è un bravo autore. È un valido osservatore della realtà dei quartieri napoletani. Se non fosse tale la casa editrice di Marina e Silvio Berlusconi non avrebbe pubblicato e lanciato al successo internazionale il suo libro “Gomorra”. Il merito principale del libro pubblicato dalla casa editrice berlusconiana è quello di descrivere la “vita quotidiana della camorra”: i suoi costumi, i suoi tic, i suoi status sociali. Da Saviano però ci saremmo aspettati un maggior impegno e un maggior coraggio ideologico nel denunciare il trait d’union tra malavita organizzata e la malapolitica che da anni domina la Campania del governatorato bassoliniano. Immondizia, sprechi babilonesi, corsi di formazione per eterni disoccupati: intorno a questi punti programmatici si sviluppa la colossale convergenza di interessi tra la classe politica del governatorato campano e la criminalità organizzata. Questa convergenza è così forte che a volte anche il centro-destra in alcuni suoi tronconi è apparsa accondiscendente, o comunque inefficace nel reagire. Ma per fortuna c’è anche chi reagisce. Berlusconi ha sgominato l’affair dell’immondizia: l’apertura del primo efficiente termovalorizzatore segna la fine dell’epoca delle discariche, che tanto piacevano alla camorra. Grazie ai più stretti collaboratori di Berlusconi, Nicola Cosentino in primis, l’opposizione al governatorato bassoliniano è giunta al suo giorno della riscossa: è giunta al punto in cui grazie al consenso popolare diventa possibile ribaltare quel colossale sistema di interessi leciti ed illeciti che ruota intorno al governatorato bassoliniano, al suo eterno, bulgaro ceto politico di centro-sinistra. Ma torniamo ai duecento. E poniamoci una domanda: quanti pentiti ci sono voluti per mettere le manette ai polsi dei duecento affiliati? Quante intercettazioni sono servite? Mentre certi giudici-gagà, usciti da una cartolina della piazzetta di Capri, seguivano la pista del gossip e della giustizia-avanspettacolo (caso Corona, caso Vittorio Emanuele…) le forze dell’ordine continuavano a fare il loro dovere seguendo le modalità di una più efficace azione investigativa. In un paese serio i pentiti non verrebbero considerati bocca della verità. Nell’assoluta segretezza si raccoglierebbero le loro indicazioni e solo dopo aver trovato prove effettive, riscontri reali, le si renderebbe pubbliche. Ci sono stati pentiti che hanno accusato Falcone, che hanno azzannato Borsellino, che hanno terminato Tortora. Oggi stranamente i pentiti tacciono sulla colossale convergenza tra malapolitica e malavita nel governatorato bassoliniano e invece attaccano l’esponente di un governo che in pochi mesi ha catturato duecento latitanti, e ha mandato garbatamente a casa le folle telecomandate dalla camorra che manifestavano contro la soluzione logica al problema spazzatura. “Concorso esterno in associazione camorristica” è l’imputazione. Certo. “Il concorso interno” più si addice a quell’iscritto del PD che ha ammazzato un altro dirigente del PD nelle famose primarie camorriste di Castellamare di Stabia… Se Nicola Cosentino voleva più efficacemente “concorrere” in esterno invece di concorrere ad una candidatura che lo espone e non gli offre alcuno schermo avrebbe potuto scegliere forme più efficaci. Rimanere al tesoro ad esempio. O ancora di più: coltivare negli anni scorsa un tipo di politica più accomodante col blocco di potere del governatorato bassoliniano. Sai quanti affari… Sai quanta immondizia buttata sotto i tappeti dei giornalisti-domestici de L’Espresso e di Repubblica. E non fa niente se il centro-destra – forza di opposizione civile alla immonda corruzione della malavita politica nel governatorato bassoliniano – sarebbe fermo in Campania al 25-30%. E anche alla redazione de “Il Roma” non avrebbero avuto nulla da dire. A quelle percentuali sono abituati.Quando a Bassolino era sfidante Bocchino il Repubblichino: e non di Salò, ma di Largo Fichetti in De Benedetti, che si li è tutti adottati.
Duecento è il numero che vorremmo oggi si ricordasse. Non è mai stato pronunciato nella trasmissione di Michele Santoro giovedì scorso. Non lo ha ricordato Travaglio. E neppure Bocchino. Eppure duecento è il numero chiave. È il numero dei latitanti, boss, affiliati che sotto il governo Berlusconi sono stati catturati in Sicilia, Puglia, Calabria, Campania… Ricordiamolo: duecento. Ovviamente è solo una cifra simbolica: nella realtà, il numero degli affiliati ai clan mafiosi e camorristici catturati in pochi mesi per effetto della incisiva azione di lotta alla grande criminalità intrapresa dal governo supera quella soglia simbolica. E sta ora ai giudici distinguere i casi: esaminare con scrupolo le posizioni di ciascuno. Assicurare a pena duratura i criminali effettivi, avvalendosi anche di quelle sanzioni inasprite previste dal pacchetto di legge sicurezza varato dal governo Berlusconi. I clan non sono contenti di una azione così efficace e ad ampio raggio che combina le indagini sul campo e gli arresti con un inasprimento del carcere duro per i boss e incentivi alle confische dei beni patrimoniali dei mafiosi.
In Campania la lotta alla grande criminalità si è combinata con lo scioglimento del nodo più stringente che collegava corruzione politica, inefficienza gestionale, criminalità organizzata. Il nodo dell’immondizia. L’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra ad opera di Silvio Berlusconi segna una tappa storica di riscatto della società civile meridionale nei confronti del malaffare politico-camorristico. Saviano è un bravo autore. È un valido osservatore della realtà dei quartieri napoletani. Se non fosse tale la casa editrice di Marina e Silvio Berlusconi non avrebbe pubblicato e lanciato al successo internazionale il suo libro “Gomorra”. Il merito principale del libro pubblicato dalla casa editrice berlusconiana è quello di descrivere la “vita quotidiana della camorra”: i suoi costumi, i suoi tic, i suoi status sociali. Da Saviano però ci saremmo aspettati un maggior impegno e un maggior coraggio ideologico nel denunciare il trait d’union tra malavita organizzata e la malapolitica che da anni domina la Campania del governatorato bassoliniano. Immondizia, sprechi babilonesi, corsi di formazione per eterni disoccupati: intorno a questi punti programmatici si sviluppa la colossale convergenza di interessi tra la classe politica del governatorato campano e la criminalità organizzata. Questa convergenza è così forte che a volte anche il centro-destra in alcuni suoi tronconi è apparsa accondiscendente, o comunque inefficace nel reagire. Ma per fortuna c’è anche chi reagisce. Berlusconi ha sgominato l’affair dell’immondizia: l’apertura del primo efficiente termovalorizzatore segna la fine dell’epoca delle discariche, che tanto piacevano alla camorra. Grazie ai più stretti collaboratori di Berlusconi, Nicola Cosentino in primis, l’opposizione al governatorato bassoliniano è giunta al suo giorno della riscossa: è giunta al punto in cui grazie al consenso popolare diventa possibile ribaltare quel colossale sistema di interessi leciti ed illeciti che ruota intorno al governatorato bassoliniano, al suo eterno, bulgaro ceto politico di centro-sinistra. Ma torniamo ai duecento. E poniamoci una domanda: quanti pentiti ci sono voluti per mettere le manette ai polsi dei duecento affiliati? Quante intercettazioni sono servite? Mentre certi giudici-gagà, usciti da una cartolina della piazzetta di Capri, seguivano la pista del gossip e della giustizia-avanspettacolo (caso Corona, caso Vittorio Emanuele…) le forze dell’ordine continuavano a fare il loro dovere seguendo le modalità di una più efficace azione investigativa. In un paese serio i pentiti non verrebbero considerati bocca della verità. Nell’assoluta segretezza si raccoglierebbero le loro indicazioni e solo dopo aver trovato prove effettive, riscontri reali, le si renderebbe pubbliche. Ci sono stati pentiti che hanno accusato Falcone, che hanno azzannato Borsellino, che hanno terminato Tortora. Oggi stranamente i pentiti tacciono sulla colossale convergenza tra malapolitica e malavita nel governatorato bassoliniano e invece attaccano l’esponente di un governo che in pochi mesi ha catturato duecento latitanti, e ha mandato garbatamente a casa le folle telecomandate dalla camorra che manifestavano contro la soluzione logica al problema spazzatura. “Concorso esterno in associazione camorristica” è l’imputazione. Certo. “Il concorso interno” più si addice a quell’iscritto del PD che ha ammazzato un altro dirigente del PD nelle famose primarie camorriste di Castellamare di Stabia… Se Nicola Cosentino voleva più efficacemente “concorrere” in esterno invece di concorrere ad una candidatura che lo espone e non gli offre alcuno schermo avrebbe potuto scegliere forme più efficaci. Rimanere al tesoro ad esempio. O ancora di più: coltivare negli anni scorsa un tipo di politica più accomodante col blocco di potere del governatorato bassoliniano. Sai quanti affari… Sai quanta immondizia buttata sotto i tappeti dei giornalisti-domestici de L’Espresso e di Repubblica. E non fa niente se il centro-destra – forza di opposizione civile alla immonda corruzione della malavita politica nel governatorato bassoliniano – sarebbe fermo in Campania al 25-30%. E anche alla redazione de “Il Roma” non avrebbero avuto nulla da dire. A quelle percentuali sono abituati.Quando a Bassolino era sfidante Bocchino il Repubblichino: e non di Salò, ma di Largo Fichetti in De Benedetti, che si li è tutti adottati.